05/06/09
Recessione, cambiamento, successo
"Da un momento cruciale si può uscire rinnovati, ma come?", si chiede Luigi Muzii. Non possono esistere ricette valide per tutti, ma io agisco in base a due principi:
- ridurre al minimo – no, di più – qualunque uscita che non vada ad incidere sulla colonna delle entrate nel bilancio in maniera significativa e veloce;
- non intervenire su nulla che non porti risultati entro i prossimi 30 [sic] minuti.
Insomma, per dirla con il titolo di un libro che avevo molto apprezzato all'epoca, "It's Not the Big that Eat the Small... It's the Fast that Eat the Slow".
E Batista, contadino musicista (ho dimenticato il numero di volte in cui mi ha salvato la vita, by the way), direbbe: à la guerre comme à la guerre.
E val la pena anche ricordare i tre segreti del successo secondo Chris Lytle:
You've got to know what you're doing.
You've got to know you know what you're doing.
You've got to be known for what you know.
Anche Bob Bly ha dei suggerimenti significativi. E li hanno anche Timothy Ferriss e Robert Shemin.
In ogni caso, pensare fuori dagli schemi aiuta. E poi agire: la conoscenza senza azione non è vera conoscenza.
Tutto cambia – e in fretta. E io adoro il cambiamento!
- ridurre al minimo – no, di più – qualunque uscita che non vada ad incidere sulla colonna delle entrate nel bilancio in maniera significativa e veloce;
- non intervenire su nulla che non porti risultati entro i prossimi 30 [sic] minuti.
Insomma, per dirla con il titolo di un libro che avevo molto apprezzato all'epoca, "It's Not the Big that Eat the Small... It's the Fast that Eat the Slow".
E Batista, contadino musicista (ho dimenticato il numero di volte in cui mi ha salvato la vita, by the way), direbbe: à la guerre comme à la guerre.
E val la pena anche ricordare i tre segreti del successo secondo Chris Lytle:
You've got to know what you're doing.
You've got to know you know what you're doing.
You've got to be known for what you know.
Anche Bob Bly ha dei suggerimenti significativi. E li hanno anche Timothy Ferriss e Robert Shemin.
In ogni caso, pensare fuori dagli schemi aiuta. E poi agire: la conoscenza senza azione non è vera conoscenza.
Tutto cambia – e in fretta. E io adoro il cambiamento!
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42 anni, due bambine (il mestiere più appassionante), il
2 commenti:
La mia domanda era quasi retorica ed era intesa a far riflettere sul luogo comune, ormai, del prendere le crisi come opportunità.
Oggi leggevo un post di Paolo Attivissimo sull'Olivetti ELEA 9003 come esempio perfetto delle occasioni perdute.
Il declino, cioè, è in corso da decenni, ormai.
Nel post di oggi rifletto anche sul fatto che, nel 2009, ancora ci sono fior di accademici, "professionisti" e "imprenditori" che parlano di memorie di traduzione, cioè di tecnologie vecchie di venticinque anni, come di soluzioni rivoluzionarie.
Qualche settimana fa, via twitter, Renato Beninatto mi rimproverava di guardare ancora ai problemi, invece che alle soluzioni. Può darsi che abbia ragione, ma ho sempre più spesso la sensazione di trovarmi tra persone che pensano di trovare (e suggerire) soluzioni senza conoscere i problemi.
Tagliare i costi è una soluzione non la soluzione: se si spendono fondi in eccesso sono i processi a dover essere aggiustati prima; di costi da tagliere prima o poi non ce ne saranno più. Ho scritto anche di questo, ma non ho studi tali da permettermi di proporre soluzioni e comincio a credere che dovrei smettere di pormi e porre domande e farmi umilmente da parte.
Solo qualche pensiero sparso.
Se professionisti e imprenditori (sedicenti o meno) parlano delle memorie di traduzione come di soluzioni rivoluzionarie è anche perché i traduttori glielo permettono - ovvero troppo spesso dimenticano il mercato a favore dell'afflato traduttivo.
Tagliare i costi non è la soluzione, chiaro: in questo caso era solo uno spunto, ma è pacifico che l'azione principale può essere fatta solo sul lato delle entrate.
Sui processi hai sicuramente ragione: credo che uno dei punti di forza di T&t stia proprio nell'uniformità dei processi. E questo è un'ottimo punto di partenza, secondo me, per definire la qualità.
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