13/10/09
Dopo Forlì (ma anche no)
Riprendo ed espando il mio commento fatto al post di Luigi Muzii a proposito del convegno Tecnologie per la traduzione: giornate di aggiornamento e formazione tenutosi a Forlì la settimana scorsa.
Non ho partecipato e non posso giudicare nello specifico, ma in generale posso dire che un convegno così me lo immagino benissimo anche senza esserci stato. A me personalmente non interessano più i vari discorsi sulle tariffe, la tecnologia, l’avvenire della professione... mi sembra tutto troppo terribilmente già visto, rivisto e visto ancora.
Anche una mia partecipazione a conferenze del genere sarebbe sostanzialmente poco utile, perché rischierei di ribadire concetti stanchi e ritriti.
Perché il problema è il medesimo descritto in Flatlandia, ovvero avere gli strumenti giusti per percepire una realtà che cambia. E il mondo della traduzione – ma vorrei dire quantomeno il mondo del lavoro tout court - è mutato completamente, e i paradigmi che valevano ieri oggi perdono di senso. Occorre riflettere su almeno un paio di punti fondamentali:
- è proprio necessario lavorare con clienti che non ci garbano (leggi: che pagano troppo poco)? (Hint: se vogliamo farci del male, sì.)
- C’è una strada sola che porta ad un determinato risultato?
C’è un mondo nuovo da esplorare, futuro, esperienze appassionanti da vivere. E se non bisogna prendere tutto per buono, occorre al contempo essere aperti alle novità. E le novità oggi hanno i volti di Chris Guillebeau, Gary Vaynerchuk, Chris Anderson e così via. È la new new economy, per usare la definizione dello stesso Anderson, che faremmo bene – tutti – a seguire da vicino.
Non ho partecipato e non posso giudicare nello specifico, ma in generale posso dire che un convegno così me lo immagino benissimo anche senza esserci stato. A me personalmente non interessano più i vari discorsi sulle tariffe, la tecnologia, l’avvenire della professione... mi sembra tutto troppo terribilmente già visto, rivisto e visto ancora.
Anche una mia partecipazione a conferenze del genere sarebbe sostanzialmente poco utile, perché rischierei di ribadire concetti stanchi e ritriti.
Perché il problema è il medesimo descritto in Flatlandia, ovvero avere gli strumenti giusti per percepire una realtà che cambia. E il mondo della traduzione – ma vorrei dire quantomeno il mondo del lavoro tout court - è mutato completamente, e i paradigmi che valevano ieri oggi perdono di senso. Occorre riflettere su almeno un paio di punti fondamentali:
- è proprio necessario lavorare con clienti che non ci garbano (leggi: che pagano troppo poco)? (Hint: se vogliamo farci del male, sì.)
- C’è una strada sola che porta ad un determinato risultato?
C’è un mondo nuovo da esplorare, futuro, esperienze appassionanti da vivere. E se non bisogna prendere tutto per buono, occorre al contempo essere aperti alle novità. E le novità oggi hanno i volti di Chris Guillebeau, Gary Vaynerchuk, Chris Anderson e così via. È la new new economy, per usare la definizione dello stesso Anderson, che faremmo bene – tutti – a seguire da vicino.
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42 anni, due bambine (il mestiere più appassionante), il
8 commenti:
Gianni, capisco la tua posizione e concordo con molte delle cose che dici.
Certo, ho veramente molta voglia di andare oltre i soliti discorsi su tariffe (francamente ne ho sentiti meno rispetto all'anno scorso a Bologna, ma la mia è una visione parziale), strumenti, ecc...
Vorrei superare la rigidità dei ruoli e relativi luoghi comuni.
Non è però facile. Per niente!
È veramente brutta la sensazione di sentirsi trascinati verso i soliti discorsi triti, come fai notare tu, mentre si vorrebbe provare a parlare di altro.
È veramente spiacevole ascoltare ancora qualcuno che, a chi si avvia verso questo mondo, regala consigli che sembrano portare l'orologio indietro di (molti) anni.
Quindi è forte e comprensibile la sensazione di restarsene chiusi nella propria "torre" (casa, famiglia, divano, campo da golf che sia).
Trattandosi di un evento organizzato da una Università io ho fin dall'inizio pensato fosse utile la partecipazione non tanto per il contatto con traduttori professionisti e docenti quanto per quello con gli studenti.
...e poi, accidenti, avrei volentieri voluto bevuto qualcosa con te...
Mario Spoto
Be', dove ci sei tu le parole sagge non mancano, questo è sicuro.
Poi comunque incontrarsi e scambiare opinioni è sempre positivo.
Però credo che il discorso da fare sia molto più generale: se penso da una parte al concetto di "agenzia" come lo intendiamo di solito, e dall'altra a persone come Chris Guillebeau che ci mostrano quello che possiamo fare con il nostro cervello e la nostra volontà, trovo un abisso che mi incoraggia a cambiare e a 'predicare' il cambiamento totale.
(Però il campo da golf non è un buen retiro - si suda anche lì! :-)
In origine, il convegno di Forlì doveva nascere in forma di unconference anche per marcare una novità distintiva. Le prime idee le buttammo giù con Franco Bertaccini su un tovagliolo di carta nel ristorante di fronte all'EURAC durante una pausa del corso di redazione nel settembre dello scorso anno. A quelle ne seguirono altre finché lo scambio, improvvisamente, si interruppe: l'idea di una unconference non piaceva a tutti alla SSMLIT di Forlì e fu di fatto imposto il ritorno a un modello tradizionale.
Non si è quasi discusso nel corso della conferenza; i dibattiti più interessanti sono probabilmente quelli sorti intorno al buffet nelle pause caffé o a tavola.
Almeno per me è stato così. Venerdì sera mi sono goduto la cena con Reinhard Schaeler, Mirko Silvestrini, Mario Spoto e Josef Kubovsky, anche a dispetto delle intemperanze (etiliche?) di Guy Aston. A beneficiare, almeno in parte, dello scambio di idee avuto con loro saranno i miei studenti, che è quello che mi interessa di più. Negli ultimi anni mi è tornata spesso alla memoria una lettura giovanile, suggerita da un'insegnante di filosofia del liceo che avrei voluto conoscere meglio e di cui ho un ricordo straordinario: l'Emilio di Jean-Jacques Rousseau.
A quelli che ancora pensano che si debba educare i clienti credo si debba rispondere cercando di educare i traduttori. Per questo, specie se a farlo è un amico con Franco Bertaccini, cerco di non dire mai di no a un invito e non me la prendo più di tanto se, magari, viene ritirato. Né accolgo come un fastidio la sua eventuale riproposizione.
Credo che quelli nella nostra posizione abbiano un dovere nei confronti di coloro cui pretendono di insegnare qualcosa o a cui chiedono di prestare la loro opera; non un dovere pedagogico, ma senz'altro morale.
Non vorrei che il tuo rifiuto a partecipare a questi convegni nasconda irritazione e stanchezza più che e disillusione e insofferenza. Si possono percorrere soluzioni diverse per perseguire e raggiungere lo stesso obiettivo, e quelli che hanno la capacità di intravederle hanno anche l'obbligo (morale) di indicarle agli altri, anche se vengono presi per matti o peggio. A me capita da almeno quindici anni di sentirmi dare del matto o peggio e, nel migliore dei casi, che sono "troppo avanti", ma ho fatto mia le riflessioni di Barbara Ehrenreich e Luca Sofri sull'ottimismo che ho riportato nel post, e quelli che mi conoscono credo possano dire tutto di me, fuorché che sia un ottimista.
"L'idea di una unconference non piaceva a tutti alla SSMLIT di Forlì e fu di fatto imposto il ritorno a un modello tradizionale".
Chiaro: perché il nuovo spaventa, mentre contro un tradizionale convegno nessuno potrà mai dire nulla. Se sia utile o meno (la formula, non questo specifico incontro) non è importante in questo caso.
"Non vorrei che il tuo rifiuto a partecipare a questi convegni nasconda irritazione e stanchezza più che e disillusione e insofferenza".
No, rifiuto è parola troppo grossa – io dico solo che capisco che rifare quel che ho fatto negli anni scorsi magari nutrirebbe il mio ego, ma dubito forte che potrebbe essere di molta utilità a chi ascoltasse. Semplicemente perché tutto è cambiato: regole, paradigmi, panorama – tutto.
Sull'obbligo morale di indicare la strada: lo faccio comunque, non posso farne a meno.
"Be', dove ci sei tu le parole sagge non mancano, questo è sicuro."
...per fortuna (mia) eri assente e non hai sentito quello che ho detto!!
Una "sudata" su un campo da golf è certamente stancante ma immagino non sia meno piacevole, rilassante e stimolante di quella che faccio il sabato giocando con mio figlio a pallacanestro...
Luigi, davvero abbiamo detto cose interessanti il venerdì sera?...Io ricordo solo di aver raccontato a Mirko e Josef di come avevo "conquistato" mia moglie...(illusione è il contrario!)
Mario
Sì, abbiamo detto cose interessanti, per quel poco che le pietanze e le libagioni lasciavano modo di dire.
Mi sono trovato a dire (!) e sentire cose interessanti anche lunedì sera, nel corso di una cena con altri imprenditori del settore, a riprova che Gianni ha ragione quando dice di non essere più interessato a certi eventi, ma anche che abbiamo il dovere di fare di più. Anche io, come si dice, ho già dato e l'ho ripetuto anche a Forlì a chi mi chiedeva di impegnarmi in un nuovo sforzo a favore della redazione tecnica.
Forse, il giorno che riuscirò a portarmi sott'acqua almeno una figlia, anch'io avrò più interesse per altro, ma fino ad allora vale quello che c'è scritto su una tavoletta che mia madre mi ha regalato per il mio compleanno: "Se le persone intelligenti si arrendono, gli stupidi avanzano".
Ciao ragazzi, due parole per dire che concordo sia con quanto detto da Gianni, che con l'analisi ed il continuo battersi di Luigi per cambiare le cose. Posso solo aggiungere una cosa alle conversazioni, confermando che ovviamente anche per me la conversazione durante la cena è stata illuminante. Nel mio piccolo dall'ultimo Convegno e direttivo EUATC in Bulgaria l'altro giorno, ho portato a casa il prossimo convegno di EUATC che faremo a Roma nel maggio 2011, battendo Germania, Portogallo ed altre nazioni che si erano proposte. Anche in questo caso l'imperativo dato da EUATC è di passare a nuovi argomenti, pena la noia mortale di tutti i convegni che si vedono in giro da un po' di anni. La sfida è interessante, vorrei riunire in due giornate traduttori + centri + studenti. So che gli interessi non sono sempre i medesimi, ma c'è sufficiente tempo per creare nuove sinergie. E come Luigi, non smetto di battermi. Gianni, ci sei mancato quella sera, sarebbero venute fuori cose ulteriormente interessanti. Mirko
Grazie Mirko! Però per me (come ritengo dovrebbe essere per tutti) è questione di priorità, ovvero di allocazione ottima delle risorse - e sentire e risentire argomenti che so a memoria, o che comunque non mutano le cose, lo trovo uno spreco di risorse. Di più: il vero valore del secondo decennio del secolo è l'autenticità: è questa la direzione da prendere - via tutte le sovrastrutture pompose e ridondanti, occhio alla sostanza delle cose!
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