25/09/09
Scusa, ma hai detto "marketing"?
Ricevo questa mail da una traduttrice argentina, bel résumé, buoni studi, clienti discreti. Però tutto questo viene fuori solo aprendo l’allegato e leggendolo con attenzione, mentre la mail riporta, a caratteri cubitali, che il prezzo è di EUR 0,025 a parola.
Due-centesimi-e-mezzo-a-parola.
(E quel mezzo centesimo, che pure è il 20% del totale richiesto, è secondo me umiliante da chiedere. Non due, non tre: mezzo centesimo.)
Alla produttività media di un traduttore, a tempo pieno parliamo di 50 euro (lordi) al giorno. Esclusi malattia, tempo per cercare nuovi clienti, fermo macchina, aggiornamenti e così via; e considerando di avere lavori tutti i giorni, tutto il giorno.
Due-centesimi-e-mezzo-a-parola. L’Argentina non è l’Italia; ma anche così questa persona non avrà nessuna maniera di crearsi una famiglia, avere dei figli e così via, se vorrà mantenersi col proprio lavoro. No way.
Mi sono venute in mente le parole di Rodrigo Vergara, nella lunga intervista che gli feci e che è riportata in maniera pressoché integrale nel mio libro: "Quando la gente è disperata si offre per meno, e allora non sarà più possibile chiedere quello che è giusto, e non vedo come ci si potrà difendere nel lungo periodo".
Io comunque le rispondo, le faccio presenti le mie perplessità. La sua replica – e qui arriviamo alla parte marketing – è che quelli sono i prezzi in Argentina, ma che comunque ha fatto delle ricerche in rete e ha scoperto che "il prezzo dovrebbe [sic] essere almeno 6 centesimi", per cui per eventuali lavori futuri questo sarebbe [ancora, sic] il prezzo.
Battaglie, discorsi, professionalità, servizio al cliente... Poi abbiamo schiere di traduttori improvvisati che lavorano per quella che in piemontese si chiama na bala ‘d fum.
Boh.
Due-centesimi-e-mezzo-a-parola.
(E quel mezzo centesimo, che pure è il 20% del totale richiesto, è secondo me umiliante da chiedere. Non due, non tre: mezzo centesimo.)
Alla produttività media di un traduttore, a tempo pieno parliamo di 50 euro (lordi) al giorno. Esclusi malattia, tempo per cercare nuovi clienti, fermo macchina, aggiornamenti e così via; e considerando di avere lavori tutti i giorni, tutto il giorno.
Due-centesimi-e-mezzo-a-parola. L’Argentina non è l’Italia; ma anche così questa persona non avrà nessuna maniera di crearsi una famiglia, avere dei figli e così via, se vorrà mantenersi col proprio lavoro. No way.
Mi sono venute in mente le parole di Rodrigo Vergara, nella lunga intervista che gli feci e che è riportata in maniera pressoché integrale nel mio libro: "Quando la gente è disperata si offre per meno, e allora non sarà più possibile chiedere quello che è giusto, e non vedo come ci si potrà difendere nel lungo periodo".
Io comunque le rispondo, le faccio presenti le mie perplessità. La sua replica – e qui arriviamo alla parte marketing – è che quelli sono i prezzi in Argentina, ma che comunque ha fatto delle ricerche in rete e ha scoperto che "il prezzo dovrebbe [sic] essere almeno 6 centesimi", per cui per eventuali lavori futuri questo sarebbe [ancora, sic] il prezzo.
Battaglie, discorsi, professionalità, servizio al cliente... Poi abbiamo schiere di traduttori improvvisati che lavorano per quella che in piemontese si chiama na bala ‘d fum.
Boh.
22/09/09
La STC e la crisi
Cynthia C. Currie, presidente della STC, ha inviato a inizio settembre una mail ai membri in cui chiede, tra l'altro, soldi ai vari chapter per far fronte al difficile momento finanziario e dove dice, en passant, che le quote per il 2010 aumenteranno.
Dall'esterno è difficile capire esattamente che cosa succede; io però mi sono fatto l'idea che questa famigerata "crisi" (che - ed è certamente un limite mio - non so capire) sia troppe volte il pretesto per coprire degli errori. E quindi trovo questa comunicazione fuori tono rispetto al rigore e allo stile che, a mio modo di vedere, ha sempre contraddistinto la STC; anche perché non vedo nulla di male nel fare errori, a patto che si abbia l'umiltà (ma vorrei dire l'orgoglio) di imparare da essi.
Di conseguenza, non mi sento più tutelato come vorrei da questa associazione che ho sempre ammirato, e non sono sicuro di voler continuare a farne parte: è facile fare i grandiosi quando tutto va bene, però da troppi mesi il dibattito sulla crisi finanziaria interna alla STC prosegue, ma senza posizioni chiare.
Forse coincidentalmente, proprio in questi giorni ho buttato via, con una certa apprensione ("E se poi domani mi servisse un articolo?") ma anche con un senso notevole di liberazione, annate intere delle due riviste della STC, "Technical Communication" e "Intercom", a sottolineare il passaggio magari malinconico ma ineluttabile del mondo da cartaceo/analogico a digitale.
E ricordo Scrolling Forward, libro denso e problematico sulla trasformazione del concetto di documento.
Il mondo cambia, il concetto di redattore tecnico muta, le opportunità abbondano. Che tu possa vivere in tempi interessanti.
Dall'esterno è difficile capire esattamente che cosa succede; io però mi sono fatto l'idea che questa famigerata "crisi" (che - ed è certamente un limite mio - non so capire) sia troppe volte il pretesto per coprire degli errori. E quindi trovo questa comunicazione fuori tono rispetto al rigore e allo stile che, a mio modo di vedere, ha sempre contraddistinto la STC; anche perché non vedo nulla di male nel fare errori, a patto che si abbia l'umiltà (ma vorrei dire l'orgoglio) di imparare da essi.
Di conseguenza, non mi sento più tutelato come vorrei da questa associazione che ho sempre ammirato, e non sono sicuro di voler continuare a farne parte: è facile fare i grandiosi quando tutto va bene, però da troppi mesi il dibattito sulla crisi finanziaria interna alla STC prosegue, ma senza posizioni chiare.
Forse coincidentalmente, proprio in questi giorni ho buttato via, con una certa apprensione ("E se poi domani mi servisse un articolo?") ma anche con un senso notevole di liberazione, annate intere delle due riviste della STC, "Technical Communication" e "Intercom", a sottolineare il passaggio magari malinconico ma ineluttabile del mondo da cartaceo/analogico a digitale.
E ricordo Scrolling Forward, libro denso e problematico sulla trasformazione del concetto di documento.
Il mondo cambia, il concetto di redattore tecnico muta, le opportunità abbondano. Che tu possa vivere in tempi interessanti.
14/09/09
La revisione, ovvero: le traduzioni del tempo che fu
Renato Beninatto, da poco tornato dalla parte degli LSP (bem-vindo!), scrive un articolo degno di nota sull’ultimo numero di MultiLingual. L’impressione che ha, dice, è che c’è molta poca innovazione nell’industria della traduzione. (Come dargli torto? Personalmente avverto netta l’esigenza di sfide intellettuali nuove, soprattutto per via della ripetitività degli incarichi che incontro.)
Tre, secondo lui, sono i dogmi che hanno finora impedito il progresso nel nostro settore:
- le memorie di traduzione sono un asset;
- la revisione migliora la qualità;
- meno traduttori danno un risultato più omogeneo.
Concordo anche sul primo (argomento creato per vendere CAT, i quali però hanno valore solo quando la memoria esiste già e solo nella misura in cui un traduttore li sa usare) e sul terzo (con una buona automatizzazione dei processi – cosa che oggi è alla portata di qualunque budget – è preferibile usare diversi traduttori bravi piuttosto che un solo superesperto per ottenere traduzioni più veloci e, tutto considerato, meno care), ma è il secondo di questi punti quello che credo più interessante per l’industria della traduzione nel suo complesso.
È un tema di cui si occupa da un paio di anni almeno; e ricordo il suo affollatissimo seminario alla conferenza ATA del 2007. In sostanza, dice Renato, più passaggi in una traduzione aumentano, non diminuiscono, la probabilità di errore. La soluzione consiste nel trovare le risorse migliori che facciano il lavoro giusto da subito. O, per usare le sue parole,
Da segnalare anche questa intervista in cui espande i medesimi temi.
Tre, secondo lui, sono i dogmi che hanno finora impedito il progresso nel nostro settore:
- le memorie di traduzione sono un asset;
- la revisione migliora la qualità;
- meno traduttori danno un risultato più omogeneo.
Concordo anche sul primo (argomento creato per vendere CAT, i quali però hanno valore solo quando la memoria esiste già e solo nella misura in cui un traduttore li sa usare) e sul terzo (con una buona automatizzazione dei processi – cosa che oggi è alla portata di qualunque budget – è preferibile usare diversi traduttori bravi piuttosto che un solo superesperto per ottenere traduzioni più veloci e, tutto considerato, meno care), ma è il secondo di questi punti quello che credo più interessante per l’industria della traduzione nel suo complesso.
È un tema di cui si occupa da un paio di anni almeno; e ricordo il suo affollatissimo seminario alla conferenza ATA del 2007. In sostanza, dice Renato, più passaggi in una traduzione aumentano, non diminuiscono, la probabilità di errore. La soluzione consiste nel trovare le risorse migliori che facciano il lavoro giusto da subito. O, per usare le sue parole,
Focusing on doing things right the first time, companies can eliminate the editing stage. Total quality is knowing what needs to be done, having the means to do it, then doing it right the first time, every time.
Da segnalare anche questa intervista in cui espande i medesimi temi.
04/09/09
Il futuro, gli amici
Con piacere ho ritrovato nella Inc. 5000 tanti amici conosciuti negli anni in varie conferenze negli Stati Uniti. Viviamo in un mondo sempre più piccolo, dopotutto; o, per dirla con Leopardi,
Anni fa, ai tempi del mio primo incontro con Inc., quando la parola inglese che mi impressionava di più era growth – rotonda, scintillante, piena di promesse – c’era solo TransPerfect a rappresentare la categoria. Ora, forse anche per il maggior peso che l’internazionalizzazione ha sui commerci – ma soprattutto per via del fatto che il numero di aziende che entrano nella lista è decuplicato! –, vi si trovano molte aziende del settore.
Nel 2005, alla conferenza ALC a Pasadena, conobbi Gene Schriver, vicepresidente di Language Services Associates. Negli ultimi 3 anni il fatturato di quest’azienda è cresciuto del 140%, fatto che la posiziona al numero 2236 della lista. Io di quell’incontro ricordo lo sguardo sornione, la sicurezza di sé e, soprattutto, quell’“Eugene Schriver IV” scritto sul biglietto da visita (un imperatore? un rampollo di una dinastia? In ogni caso una persona affabile e piacevole).
In questo articolo, Gene dà una sua immagine fresca e immediata di che cosa possono essere le traduzioni oggi:
La traduzione oggi è questa, o almeno anche questa; e non più dizionari polverosi e san Girolamo di fianco.
Ahi ahi, ma conosciuto il mondo
non cresce, anzi si scema, e assai più vasto
l’etra sonante e l’alma terra e il mare
al fanciullin, che non al saggio, appare.
Anni fa, ai tempi del mio primo incontro con Inc., quando la parola inglese che mi impressionava di più era growth – rotonda, scintillante, piena di promesse – c’era solo TransPerfect a rappresentare la categoria. Ora, forse anche per il maggior peso che l’internazionalizzazione ha sui commerci – ma soprattutto per via del fatto che il numero di aziende che entrano nella lista è decuplicato! –, vi si trovano molte aziende del settore.
Nel 2005, alla conferenza ALC a Pasadena, conobbi Gene Schriver, vicepresidente di Language Services Associates. Negli ultimi 3 anni il fatturato di quest’azienda è cresciuto del 140%, fatto che la posiziona al numero 2236 della lista. Io di quell’incontro ricordo lo sguardo sornione, la sicurezza di sé e, soprattutto, quell’“Eugene Schriver IV” scritto sul biglietto da visita (un imperatore? un rampollo di una dinastia? In ogni caso una persona affabile e piacevole).
In questo articolo, Gene dà una sua immagine fresca e immediata di che cosa possono essere le traduzioni oggi:
Say you’re in Paris and can’t speak to your taxi driver because he only speaks French. Simply select French on your iPhone application, enable your speakerphone and you’ll be communicating within seconds.
La traduzione oggi è questa, o almeno anche questa; e non più dizionari polverosi e san Girolamo di fianco.
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42 anni, due bambine (il mestiere più appassionante), il