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Tesi e Testi
un mondo di parole Tesi e Testi
Tesi e Testi

28/10/09

Del perché le sventure sono benedette

Grazie ad una intervista con Chris Guillebeau, il mio principale mentore di questo periodo, sono arrivato a questo post di John Unger, poliedrico artista americano.

Ci sono un paio di passaggi che mi hanno colpito. Uno dell’intervista:

It takes some faith, courage or self-confidence to walk through a fire, sure. But you decide to keep going, and then you figure out how.

(Ed è fantastico trovarsi in mezzo al fuoco e – a patto che la passione ci guidi – scoprire che non è poi la fine del mondo.)

E uno del post:

The only way you can tell the difference between disaster and opportunity is to decide to make an opportunity out of every event.

(In sostanza: sei tu che decidi dove vuoi che vada la tua vita; o qualcun altro lo farà al posto tuo. Sei tu che scegli di imparare dagli errori, di migliorare te stesso, di essere autentico e aiutare gli altri.)

Chiosa Chris:

And good luck to all of you with your next disaster.

23/10/09

La traduzione del tempo che fu (= oggi)

Molti traduttori storceranno il naso.

(Il 90%, è la mia stima.)

Eppure ieri è stato un giorno semplicissimo ed epocale, per Brainfood: ho iniziato ad usare Google Traslate per la versione inglese, con mio post-editing.

Così, dieci minuti dopo il post in italiano è pronto quello in inglese.

Mentre lo facevo mi chiedevo come avevo fatto a non pensarci prima.

Imperfetto. Migliorabile. Forse fastidioso. Ma vero, reale, tangibile, presente. È quello che Robert Capps chiama "effetto mp3": ovvero il trionfo del good enough sul perfetto.

Spiega il senior editor di Wired US:

Quel che è avvenuto con il formato mp3 e altre tecnologie "facili" è che le qualità cui diamo valore sono cambiate; e questo cambiamento è così profondo che i vecchi parametri hanno perso di significato: chiamatelo effetto mp3.

E ancora:

Il qui e ora è più importante della perfezione. Questi cambiamenti sono tanto profondi e diffusi da alterare il significato cha attribuiamo alla definizione di "alta qualità". [...] Quel che sembrava perfetto è diventato inappropriato e i prodotti che a prima vista sembrano mediocri spesso calzano alla perfezione.

È esattamente quello io ho visto – nel mio infinitamente piccolo – applicando Google Traslate a questo blog: mi apro ad un pubblico decisamente più vasto, che altrimenti non avrei raggiunto – e conto con questo di allargare la discussione. (Il mio libro nelle mani di colleghi americani fa scena e rinvigorisce il mio ego, ma è di fatto inutile.)

Traduttori, la tecnologia apre un mondo infinito di possibilità davanti a voi: non rimane che approfittarne.

19/10/09

Combattimento, ancora combattimento

Non dappertutto e non comunque, ma la cosiddetta crisi (che io continuo a non capire) ha colpito duro. Uno dei risultati, nel nostro settore, è che le grandi agenzie estere – quelle la cui struttura del lavoro è parcellizzata e molto ben organizzata – ne approfittano per dettare le condizioni ai "loro" traduttori.

Il loro discorso, in sostanza, è: o mangi questa minestra o salti dalla finestra. Nulla di nuovo, per carità: la novità è che l'economia va periodicamente e ciclicamente su e giù (ma non tutti se ne rendono conto) e che nuove leve si affacciano alla professione (e per loro è tutto nuovo).

La sostanza dietro alla sostanza, però è:

si può rifiutare il lavoro pagato male.

Perdere un cliente che paga poco non è una vera perdita: da un punto di vista economico è un guadagno. (Senza contare il beneficio altissimo che deriva dall'essere in controllo della situazione, dal poter depennare dall'elenco clienti un cliente che non porta benefici.)

Resistere si può – è un vantaggio.

13/10/09

Dopo Forlì (ma anche no)

Riprendo ed espando il mio commento fatto al post di Luigi Muzii a proposito del convegno Tecnologie per la traduzione: giornate di aggiornamento e formazione tenutosi a Forlì la settimana scorsa.

Non ho partecipato e non posso giudicare nello specifico, ma in generale posso dire che un convegno così me lo immagino benissimo anche senza esserci stato. A me personalmente non interessano più i vari discorsi sulle tariffe, la tecnologia, l’avvenire della professione... mi sembra tutto troppo terribilmente già visto, rivisto e visto ancora.

Anche una mia partecipazione a conferenze del genere sarebbe sostanzialmente poco utile, perché rischierei di ribadire concetti stanchi e ritriti.

Perché il problema è il medesimo descritto in Flatlandia, ovvero avere gli strumenti giusti per percepire una realtà che cambia. E il mondo della traduzione – ma vorrei dire quantomeno il mondo del lavoro tout court - è mutato completamente, e i paradigmi che valevano ieri oggi perdono di senso. Occorre riflettere su almeno un paio di punti fondamentali:

- è proprio necessario lavorare con clienti che non ci garbano (leggi: che pagano troppo poco)? (Hint: se vogliamo farci del male, sì.)

- C’è una strada sola che porta ad un determinato risultato?

C’è un mondo nuovo da esplorare, futuro, esperienze appassionanti da vivere. E se non bisogna prendere tutto per buono, occorre al contempo essere aperti alle novità. E le novità oggi hanno i volti di Chris Guillebeau, Gary Vaynerchuk, Chris Anderson e così via. È la new new economy, per usare la definizione dello stesso Anderson, che faremmo bene – tutti – a seguire da vicino.

09/10/09

La collina di Pavese e i libri di Gianni Davico

Parlavamo del mio libro con Silvina Dell’Isola; e io dicevo:

Il libro fa parte di me ma io voglio andare oltre, mangiarmi una collina come dice Pavese.

Al che lei risponde:

Questa battuta-citazione è roba degna da postare su Brainfood, Gianni! :-)

Cosa che a me non sembrava. Però, ripensandoci, forse il concetto merita di essere ampliato: quel libro per me è del tutto passato, fa parte della mia storia personale e un poco dell’industria italiana della traduzione, è ancora attuale per chi si prende la briga di leggerlo ma non più per me.

Il punto è, come diceva l’Abbé Pierre, che sono stanco di quello che ho fatto e sono riposato di quello che ancora devo fare. E quel che devo fare è scrivere altri tre libri: filosofia spicciola (2011) – golf (2013) – piemontese (2015).

Assolutamente lineare, assolutamente semplice, assolutamente come già fatto.

06/10/09

Libri messi in fila dalla vita: Norberto Bobbio

Uno dei benefici dei traslochi è quello di portare ordine (il nuovo ordine per me è dato dalla semplicità – The Power of Less). Riordinando vecchie carte preparatorie della mia tesi di laurea, ho ritrovato gli appunti che scrissi durante un intervento che Norberto Bobbio fece al Salone (oggi Fiera, ma per chi l’ha vissuto nei primi anni rimarrà sempre Salone, temo) del libro venerdì 19 maggio 1995, dal titolo Libri messi in fila dalla vita.

Tra le molte note, mi colpirono un concetto e una frase.

Bobbio ricordò in quell’occasione che tutti i giorni – tutti i giorni – riceveva pacchi di libri. Era aggredito dai libri che gli arrivavano dalle parti più disparate, senza che lui li avesse chiesti. Disse che un tempo sceglieva i libri, mentre adesso veniva scelto da loro.

La frase, quasi un micro-testamento: "La mia convinzione che l’umanità si salva solo con la non-violenza".

01/10/09

Respect, o della scoperta dell’acqua calda

Il numero di settembre dell'ATA Chronicle contiene un articolo di Terena Bell sul tema, duro a morire, del rispetto – 2010 e seguitiamo a parlare delle stesse cose. Aaargh! – cui, dice l’autrice, quest’anno ha dato la stura il mio articolo.

L’intervento si legge, con lievi modifiche, qui. Suppongo che il post sia il Bell-pensiero originale, ma né il post né l’articolo citano il fatto che uno riprenda l’altro: e il copyright?

In ogni caso ritengo condivisibili le premesse, ma le conclusioni mi paiono e nazional-popolari e fuori luogo, oltre che terribilmente ovvie. Dice infatti Bell:

To summarize, as an industry, we feel underappreciated, misunderstood and used.

Davvero? Il rapporto che ho con i miei clienti non ha la minima traccia di questi sentimenti. Offro un servizio professionale, risolvo dei problemi, facilito la vita e per questo vengo pagato. E se così non fosse sarei da lungo tempo andato a fare altro; perché concordo con Gary Vaynerchuk quando dice: "There’s way too many people [...] that are doing stuff they hate. Please stop doing that!"

Ma il passo successivo mi ha lasciato di stucco:

My solution to this problem will most likely not be polular, and I am willing to bet you have never heard it spoken at a conference or circulated on Twitter. The lack of respect shown to our industry by those outside of our industry is our fault. No one can fix but us.

Wow! Assolutamente originale!

E infine:

We need greater standards, including a wider-spread national certification program.

Ancora con le certificazioni! Come se il mondo non stesse cambiando alla velocità della luce. Le certificazioni mi ricordano il tentativo italiano di creare un albo di traduttori – come minimo antistorico, ma di fatto perfettamente inutile.

E:

We must unite,

conclusione alla volemose bene che chiosa l’intero intervento.