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Tesi e Testi
un mondo di parole Tesi e Testi
Tesi e Testi

24/12/09

Tavo Burat, in memoriam


foto di Cesare Matta

'L piemontèis a l'é mè pais.
Tuta la resta a l'é mach d’anviron.
(Tavo Burat, Piemontèis che mi i son)

Pochi giorni fa, in una mattina freddissima nella sua Biella, è scomparso Tavo Burat, i cui pensieri, opere e soprattutto azioni hanno avuto un impatto profondo sulle vite di tante persone.

Il collegamento con Brainfood è molteplice. Innanzitutto era un mio amico, anche se tremo un pochino a pronunciare questa parola, per il fatto che sto parlando di un mito di spessore assoluto nel panorama linguistico e non solo, e non certamente solo italiano.

Poi è stato un difensore delle lingue minacciate, e questo non da oggi, ma a partire da tempi non sospetti: negli anni Cinquanta – aveva venti e pochi anni – andava con la sua Lambretta valle per valle a cercare di risvegliare nei montanari la coscienza della loro identità, e questo ben prima che "occitano" fosse una parola di moda.

(Ricordo un giorno, qualche anno fa, in cui, intorno a Draguignan, in piena Provenza, mi ero perso e cercavo informazioni sulla strada da prendere. Incontrai un vecchio, una persona che sembrava un tutt'uno con le rocce bianche di quella zona, e che pareva essere lì da sempre. Iniziai a chiedergli indicazioni in francese, ma faceva fatica a capirmi. Proseguii in piemontese, lui mi rispose in provenzale e la conversazione andò avanti per qualche minuto liscia e fluente.)

Poi (dove "poi" significa qualcosa come "da ultimo ma non per ultimo") il legame con Tavo è dato dalla lingua piemontese, che è anche stata l’occasione scatenante della nostra conoscenza. Ho ricevuto talmente tanto da quest'uomo, e con me un numero impressionante di persone, come ho avuto modo di vedere al suo funerale, che oggi mi sento una persona più completa grazie a lui. E dunque – in maniera scontata, ma autentica – dirò: grazie, Tavo.

Un anno fa c'era stata alla Provincia di Torino la presentazione di Poesie, volume edito dal Centro Studi Piemontesi che raccoglie la sua produzione poetica. Ebbene, in quell'occasione Tavo Burat non pronunciò molte parole, ma tutte molto significative. Disse che non si considerava un poeta nel senso che diamo normalmente al termine, ma solo ("solo"? "mach"?) un poeta nel senso dell'umanità che era dentro a lui come a ciascuno di noi. Ecco, anche se sono troppe le cose che non capisco, troppe le volte in cui devo dire "non so", credo che in una parola il suo insegnamento sia qui, nella poesia che è la vita dentro ciascuno di noi.

Già, perché una delle mille qualità di Tavo era la sua umiltà, ma alla famiglia ha lasciato precise indicazioni su ciò che avrebbero dovuto scrivere sulla tomba:

Tavo Burat – poeta an piemontèis.

(Un invito, insomma, a guardare dentro noi stessi, a meditare in silenzio. Grazie, Tavo.)

16/12/09

Il marketing di oggi e di domani

Tu sei lì tranquillo in macchina che conversi amabilmente con tua figlia e ti telefona un venditore perché un giorno, tanto tempo fa, avevi comprato qualcosa da loro, e vuole proporti questo e quell’altro prodotto. Tu dici che non hai il budget ma la persona no, insiste, vuole (meglio: deve) vendere. Tu molto tranquillo gli dici allora di toglierti, per favore e per sempre, dalla loro lista.

La vendita fatta in questo modo non può più funzionare. Seth Godin ce l’ha spiegato bene tanti anni fa (anzi, lui ci ha pure costruito una carriera sopra), e in ogni caso oggi sappiamo che non funziona e non ha un futuro (nemmeno un presente, peraltro).

Basta, non se ne può più! Io espongo la mia merce sul bancone (elettronico), faccio soft marketing offline senza vendere nulla ma rispondendo alle domande di chi può essere potenzialmente interessato; ma non farò né farò mai più fare telefonate a freddo, sperando che dall’altra parte la persona non stia aspettando altro che io gli magnifichi le caratteristiche delle mie traduzioni.

10/12/09

La lingua piemontese, oggi

L'ultimo numero di Multilingual pubblica un mio articolo sullo stato della lingua piemontese oggi.

Piedmontese, an endangered language è una breve storia della lingua piemontese; e parla di grammatica, musica, letteratura e soprattutto di quello che ritengo essere il punto essenziale per la conservazione di questa e altre lingue minacciate dalla globalizzazione: ovvero il fatto che le si parli ai propri figli.

In GoPiedmont, il mio blog dedicato all'argomento, il discorso è ovviamente più articolato. (Anche la foto mi sembra più naturale.)